domenica 12 agosto 2012

Inspiegable India!

Ci si mette poco, di solito. Passano gli ultimi giorni, prendi l'aereo e fai rotta verso casa.
Guardi una volta attraverso l'oblò, magari due. La terra su cui hai poggiato piede fino a qualche minuto prima schizza via velocemente. "E' stata una bella esperienza" pensi. Poi ti giri dall'altra parte e di quel paesaggio non resta solo che un soffuso ricordo, talora accompagnato da una serie di foto che farai vedere la sera dopo a tutti i tuoi amici.
Ma questa volta non è così... non si tratta di tornarsene alla routine di tutti i giorni, né tantomeno di aspettare il fatidico lunedì in cui c'è l'ufficio/negozio/studio che ti aspetta.
Questa volta è diverso, qualcosa si è aggrappato a te. Qualcosa vi è addirittura penetrato, facendosi spazio attraverso tutti i sensi. Ne senti l'odore, ne percepisci il sapore e ne riconosci il rumore, che riecheggia nella tua testa come tamburi pulsanti. E' qualcosa a cui non riesci a dare una spiegazione, ma la sensazione è più o meno quella di avere delle nuove lenti davanti agli occhi. Nuove lenti con cui guardare il mondo circostante.
Inspiegabile. Così ce la ricordiamo, "INSPIEGABLE INDIA". Non ci sono vie di mezzo. Ed è così che va presa, con tutti i suoi pregi ma anche con i suoi difetti. Dai tappeti pregiati del palazzo del Maharaja al fango trascinato dalle piogge monsoniche lungo le strade di Bhopal. Dal profumo di incenso presso il tempio dedicato a Shiva al fetore insopportabile sul treno in terza classe (precisiamo, zona toilette).
E' il paese dei contrasti. Ma è anche grazie a questi contrasti che ne riesci ad ammirare il profondo fascino, dettato da leggi che forse non riusciremo mai a comprendere. Non bisogna farsi troppe domande, resta solo da viverla.
Grazie, India, per quello che mi hai dato e per quello che ti sei presa. Ancora una volta, in modo inspiegabile!

Matteo

giovedì 9 agosto 2012

08 agosto

Dubai, 8 agosto 2012. Ora locale 14:50.

Come già constatato, alla fine siamo giunti alla meta, la "città delle sette capitali", che solo una ventina di giorni fa ci sembrava irraggiungibile. Eppure ci siamo riusciti, abbiamo tagliato longitudinalmente l'India, dal cordiale Sud alle più turistiche metropoli di Jaipur e Delhi. E poi l'abbiamo abbandonato, questo subcontinente di meraviglie, orrori, contraddizioni. Nell'asettico aeroporto di Dubai si sente la mancanza di sporcizia, clacson e piccoli chioschi malconci di chai e sigarette.
Sono stanca, sporca, forse malata, certo ancora stravolta dall'ultima serata indiana. Ho viaggiato per tre settimane nel cuore del vecchio impero britannico, fra un popolo che ha conquistato la propria libertà col sudore e fra l'eterno divario fra India e Bharat. La prima, quella degli enormi shopping mall e delle modernissime metropolitane, quella che non parla hindi, ma solo inglese, quella che spesso la seconda non l'ha mai vista e si illude in tal modo di vivere in un Paese quasi occidentale, mentre la sua parte più autentica non rimane che un misero e colorato Paese del "Terzo Mondo".
Ho visto centinaia di volti, sorriso alla maggior parte di essi e dalla maggior parte di essi ho visto il mio sorriso ricambiato. Ho stretto decine di mani, salutato stuoli di bambini gioiosi. Mi hanno chiesto foto sa sola, insieme, con la moglie, accanto all'amico, alle guide, ai monumenti, a un sikh.
Ho imparato a mangiare piccante, a ciondolare la testa e a vivere in condizioni precarie.
Ho pianto di fronte a uno slum, su una distesa di baracche di lamiera, di cani randagi, di fogne a cielo aperto.
Ho pianto la notte su un treno sudicio, partendo da Chittorgarh.
Ho pianto guardando scorrere davanti ai miei occhi l'ultimo villaggio indiano, sul pullman, prima di arrivare a Delhi.
Ho comprato il mio saree ed ho imparato a indossarlo, non ho mai imparato a contrattare i prezzi.
Si apre il gate per il volo Dubai-Milano Malpensa, sto per tornare a casa; la tristezza è indescrivibile e così la malinconia. Non devo pensarci, mi alzerò col passaporto in mano e salirò sul maledetto aereo, canticchiando piano una vecchia canzone. 

"Pardesi, pardesi, jana nahi..."

Alessia

mercoledì 8 agosto 2012

Fine sbronza con sottofondo di orchestre stradali

Di notte ci si ritrova in una nuova calma e in un nuovo silenzio, piu' portati a riflettere, pensare e ricordare.
Siamo gli ultimi rimasti in questo hotel, questa piccola perla confortevole in mano a sikh ciccioni e nepalesi indianizzati nel mezzo del quartiere fricchettone (o presunto tale) di Delhi.
Fricchettone perche' e' pieno di occidentali e turisti vari, preda dei negozianti che offrono tutti la stessa merce sempre identica, sempre prevedibilmente stereotipata, la merce che ti aspetti di trovare in India e che ti aspetti venga comprata da turisti e sballoni vari.
In realta' e' un quartiere come gli altri di qualunque altra citta' indiana, piena dell'entropia che anima la folla e il traffico di questa terra. Un incrocio di vie rumorose sporche e fangose che nel silenzio per noi inusuale delle prime ore del mattino accoglieranno noi ultimi otto superstiti di questo incredibile viaggio nel trasferimento all'aeroporto.
Lo stato d'animo e' vario. C'e' chi dorme, c'e' chi fuma, chi parla e chi ascolta.
E' come la fine di una grande sbronza. Un'apnea che dura da venti giorni e che ci lascia confusi e increduli.
Io alla fine non ho ancora ben realizzato dove sono, figuriamoci se riesco a rendermi conto che sto per tornare a casa, l'ultimo posto in cui riesco ad immaginarmi in questo momento. Nelle orecchie ho ancora le voci di tutti i nostri compagni che son gia' partiti, mischiate a quell'orchestra fuori sincro che e' stata la colonna sonora naturale di questo viaggio. 
Ma la stanchezza comincia a farsi sentire e la partenza si avvicina, e tutto e;' meno chiaro del solito.
Saluti da questa ultima calda notte indiana, questo notturno indiano che tentiamo di spremere fino all'ultima goccia per riuscire a dissetarci e a sognare.

Isacco

martedì 7 agosto 2012

Appunti da Chittorgarh


Finalmente una connessione internet!
Sono passati troppi giorni dalla pubblicazione del nostro ultimo post e ormai siamo giunti al termine del nostro viaggio. Nonostante questo, non vogliamo lasciare pagine bianche nel nostro discontinuo diario di bordo. Cosi' scrivevamo solo una manciata di giorni fa durante il piacevole soggiorno a Chittorgarh, nel Rajasthan:
"Il secondo giorno a Bhopal ci vede ospiti di una struttura che si occupa delle vittime del disastro causato dalla Union Carbide nel 1984, quando circa 200.000 persone persero la vita in seguito ad una fuga di gas tossici, nella più totale indifferenza delle autorità. E per poco si stava aggiungendo un'altra vittima, quando la nostra compagna di viaggio Federica ha un incontro ravvicinato con una moto impazzita guidata da tre “scugnizzi” locali senza casco che si sono dati alla fuga: fortunatamente il tutto si è risolto con un paio di cerotti e qualche insulto. Nel pomeriggio ci coglie il violento monsone durante la nostra visita alle moschee della città vecchia, fra cui la famosa Taj Ul Masjid, la più grande dell'intera Asia: c'è chi fugge a gambe levate verso il nostro hotel e chi, invece, attende invano che la pioggia si plachi facendosi radere dal barbiere locale.
Il terzo giorno vaghiamo all'interno di uno dei numerosi slum, i quartieri più poveri della città. Fra il degrado e l'ospitalità della gente che ci invita ad entrare nelle proprie case, scopriamo il Bharat, ovvero l'India autentica, lontana dall'idea di progresso sfrenato dell'occidente.
Dal magma caotico di Bhopal, dopo l'ennesima notte avventurosa in treno, ci svegliamo in una Chittorgarh solare e ospitale come Sudhir, il gestore del nostro nuovo hotel: si tratta, in realtà, di una haveli cinquecentesca da poco ristrutturata con lo scopo di accogliere i turisti. Le giornate a Chittorgarh sono la prima vera pausa dall'inizio del viaggio, durante le quali possiamo rilassarci con  piacevoli passeggiate lungo le mura del maestoso forte (ammirando dall'alto della collina le famose dimore dipinte di blu dei brahmani), scampagnate a cavallo fra le rovine e rocamboleschi tour a bordo di una jeep del '39 che in mezzo al nulla ci lascia improvvisamente a piedi. Unica parentesi al relax di queste giornate è l'irruzione notturna di una scimmia nella stanza di Martina, che ha così avuto un risveglio piuttosto inusuale; sarà la scopa del nostro amico Sudhir a ristabilire l'ordine nell'haveli. C'è anche spazio per una piccola parentesi made in Italy, regalataci dal nostro tour leader Stefano che, nonostante le scadenti materie prime (pasta da minestra spacciata per spaghetti e uno strano formaggio in scatola) ci ha cucinato una pentola di pasta al pomodoro e alle melanzane che ha dato tregua al nostro stomaco e ci ha fatto sentire l'aria di casa."






Stefano e Alessia


lunedì 6 agosto 2012

Sono 3600 i chilometri che ora abbiamo alle spalle.
Siamo travolti da un caldo umido cui non eravamo abituati, siamo acciaccati, malaticci, stanchi. E' un po' un'armata Brancaleone quella che la citta' di Delhi ha accolto ggi.
Ce l'abbiamo fatta.
Piano piano si fa stada in ognuno di noi l'idea che si, il viaggio sta veramente volgendo al termine. Si, abbiamo veramente attraversato l'India. Si, siamo stati i primi, e probabilmente gli ultimi a fare questo viaggio.
E' un momento strano quello in cui ci troviamo. Improvvisamente ci troviamo per le mani un po' di calma e le parole cominciano a fluire. I pensieri tenuti per quasi tre settimane prendono forma di parole. Ci si scambiano impressioni, conclusioni, idee, nascono proposte, suggerimenti e critiche.
Si parla, con la palpebra calante, cullati dal ronzio dei ventilatori.



Ma ora la notte e' buia e fonda, a Delhi. Gli inservienti dell'hotel si scambiano le ultime battute prima di addomentarsi l'uno accanto all'altro sul divanone del piano terra, e tutti gli ospiti, per lo piu' occidentali, sono rintanati nel fresco delle loro stanze.
Si fa strada il silenzio in questa notte di fine viaggio. Un silenzio meravigliato ed ammutolito di fronte a tutta l'immensita' con cui ci siamo confrontati, un silenzio che non si risolve in nessun suono o parola, ma che al massimo s'illumina di sogni e ricordi. Come un film scorrono le giornate e le notti. Ogni passo e' rivissuto, ritrovato nella sua intera meraviglia e fatica.
Mai come prima ora il silenzio diventa l'unica espressione del sentimento, un sentimento talmente grande da travolgere, inondare ancora una volta la mente e i sensi.
Che si puo' dire? Tutto e' riduttivo. Le stesse persone che hanno vissuto questo viaggio faticano a collocarlo nella sua totalita', a riconoscerlo interamente. Figuriamoci riuscire a raccontare piu' di qualche scheggia o frammento di giornata e visione.
Bisogna lasciarsi avvolgere dalla fantasia e dalle suggestioni. Affidarsi al colore piu' contrastato che i nostri ricordi incompleti possono ispirare a chi ci ascolta o legge.

Saremo bugiardi, incompleti. Mentiremo, falseremo, cambieremo nei nostri racconti la realta' e l'esperienza vissute in questi giorni. A voi non restera' altro che fidarvi, accettare come una fiaba o un romanzo le nostre avventure e pensarci un po' eroi e un po' imbroglioni.
Perche' non sapremo fare di meglio, le nostre capacita' saranno travolte e annichilite e ci ritroveremo come vecchi rimbambiti che confondono il sogno e la realta'.
Perche' non potremo fare di meglio, o di piu', e voi non ci capirete, annuirete incerti di fronte ai nostri colori e ai nostri ricordi, e faricherete a collegare i pezzi che compongono il mosaico del nostro viaggio.
Perche' anche noi faticheremo a capire, e quando avremo lasciato questa terra tutto ci sembrera' piu' strano e irreale, e ci vedrete domandarci se e' stato veramente reale.

Isacco

lunedì 30 luglio 2012

Inspiegheibol, incredibol

E' difficile mettere insieme tutto il complesso di sensazioni che ci troviamo giorno dopo giorno a vivere. Pure tentando di raccogliere le idee giornalmente gli ingranaggi della mente si bloccano, la gola s'ingroppa e si resta con sè stessi in un silenzio attonito mentre dietro le palpebre scorrono le immagini della giornata, immagini contraddittorie, immagini di pace, armonia, bellezza naturale, immagini di miseria, lordura, povertà, degrado.
 Personalmente mi son reso conto che questo viaggio in India mi porta a vivere diverse fasi nel rapporto con il paese che stiamo visitando. Si arriva ad un punto in cui non ce la si fa più, in cui si vorrebbe cacciare via urlando qualunque indiano ci si presenti davanti, un rigetto unico di fronte alla loro miseria sfrontata, ai loro sguardi ambigui, ai sorrisetti leziosi, alle prese per il culo e le battute fin troppo comprensibili anche se dette in hindi, kannada o qualche altra lingua.
Ma poi arriva un momento di pace. Un momento di comprensione. Si capisce, si vede quello che sta oltre. Si conoscono le storie, le cause, le origini, Si intravedono le dinamiche, i rapporti di forza, i confini.
E' questa la parte più difficile del viaggio. L'andare oltre la superficie meravigliosa e putrida che ci viene gettata sotto gli occhi. Raggiungere l'innocenza e capire il dolore, vivere la compassione e la simpatia nel loro senso originale di condivisione e distribuzione delle sensazioni e del dolore. E' questo il momento in cui si trova il modo d affrontare questa immensa umanità sempre varia e diversa.
Si capisce che l'unico modo è essere innocenti e accettare qualunque saluto, qualunque sorriso, qualunque sguardo. Di tutte le persone incontrate in questi giorni probabilmente non ne reincontreremo mai nessun altra. Volti su volti, mani su mani che si accavallano, si sommergono, ti sommergono.
Proprio l'idea dell'essere sommersi è forse l'elemento più caratteristico di questo viaggio. Non trovo altro modo per descrivere le sensazioni che viviamo ogni giorno. I sensi vengono travolti dall'eccesso di input e il sistema nervoso passa in default, una registrazione acritica di quello che succede. Purtroppo i mezzi di comunicazione di cui disponiamo sono limitati, pur trovandoci nella Grande India del Ventunesimo Secolo, un'India che in realtà rimane sempre più Bharat.
Raccontare minuziosamente gli eventi, i monumenti e le persone vissuti, visti e conosciuti sarebbe riduttivo e sterile, oltre che noioso e troppo lungo. La cosa che sarebbe da fare sarebbe un racconto più minuzioso delle sensazioni, fare un tentativo di analisi, un'autoconfessione, un'apertura a sè stessi e a chiunque legge questo blog delle forze profonde che si sprigionano giorno dopo giorno nel nostro cuore, nel nostro stomaco, nel nostro intestino e nella nostra mente.
Speriamo che nella metà di viaggio che ci resta questa cosa si riesca a fare in maniera più completa. Scusateci l'involontaria negligenza nella cura di questo blog.
Inspiegheibol India.
Isacco

domenica 29 luglio 2012

30 Luglio

E' mezzanotte e mezzo a Bhopal, nell'India centrale; siamo giunti all'esatta metà del nostro road trip.
Dopo il compleanno di Alessia festeggiato in un ristorante cinese di Bangalore, è il momento del secondo compleanno indiano, con i ventotto anni di Stefano che sono appena scoccati al Sonali Inn.
Per la seconda sera consecutiva, infatti, possiamo dormire in una comoda stanza d'hotel, ma rimane ben impressa nella mente la nottata del 27 luglio, quando il nostro gruppo di coraggiosi ha affrontato la prima notte su un treno indiano.
Cuccette stipate all'inverosimile, venditori ambulanti che passano incessantemente sbraitando "chai, chai, coffee!", compagni di viaggio appena conosciuti che offrono chapati, patatine e lenticchie piccanti, i travestiti indiani che intrattengono i passeggeri e, per finire, un piccolo topolino che ci accompagna per tutto il viaggio, apparendo di tanto in tanto fra i nostri bagagli, in attesa di qualche briciola.
E' dentro questi scompartimenti che troviamo la vera India, l'"Inspiegable India!" [cit.], che sognavamo di conoscere mentre fantasticavamo su ciò che avremmo trovato lungo il tragitto di questo viaggio. E che speriamo di continuare a trovare fino a Delhi, il nostro capolinea.




Pensando ai treni indiani...
"Il treno per il Darjeeling"



Stefano e Alessia