lunedì 6 agosto 2012

Sono 3600 i chilometri che ora abbiamo alle spalle.
Siamo travolti da un caldo umido cui non eravamo abituati, siamo acciaccati, malaticci, stanchi. E' un po' un'armata Brancaleone quella che la citta' di Delhi ha accolto ggi.
Ce l'abbiamo fatta.
Piano piano si fa stada in ognuno di noi l'idea che si, il viaggio sta veramente volgendo al termine. Si, abbiamo veramente attraversato l'India. Si, siamo stati i primi, e probabilmente gli ultimi a fare questo viaggio.
E' un momento strano quello in cui ci troviamo. Improvvisamente ci troviamo per le mani un po' di calma e le parole cominciano a fluire. I pensieri tenuti per quasi tre settimane prendono forma di parole. Ci si scambiano impressioni, conclusioni, idee, nascono proposte, suggerimenti e critiche.
Si parla, con la palpebra calante, cullati dal ronzio dei ventilatori.



Ma ora la notte e' buia e fonda, a Delhi. Gli inservienti dell'hotel si scambiano le ultime battute prima di addomentarsi l'uno accanto all'altro sul divanone del piano terra, e tutti gli ospiti, per lo piu' occidentali, sono rintanati nel fresco delle loro stanze.
Si fa strada il silenzio in questa notte di fine viaggio. Un silenzio meravigliato ed ammutolito di fronte a tutta l'immensita' con cui ci siamo confrontati, un silenzio che non si risolve in nessun suono o parola, ma che al massimo s'illumina di sogni e ricordi. Come un film scorrono le giornate e le notti. Ogni passo e' rivissuto, ritrovato nella sua intera meraviglia e fatica.
Mai come prima ora il silenzio diventa l'unica espressione del sentimento, un sentimento talmente grande da travolgere, inondare ancora una volta la mente e i sensi.
Che si puo' dire? Tutto e' riduttivo. Le stesse persone che hanno vissuto questo viaggio faticano a collocarlo nella sua totalita', a riconoscerlo interamente. Figuriamoci riuscire a raccontare piu' di qualche scheggia o frammento di giornata e visione.
Bisogna lasciarsi avvolgere dalla fantasia e dalle suggestioni. Affidarsi al colore piu' contrastato che i nostri ricordi incompleti possono ispirare a chi ci ascolta o legge.

Saremo bugiardi, incompleti. Mentiremo, falseremo, cambieremo nei nostri racconti la realta' e l'esperienza vissute in questi giorni. A voi non restera' altro che fidarvi, accettare come una fiaba o un romanzo le nostre avventure e pensarci un po' eroi e un po' imbroglioni.
Perche' non sapremo fare di meglio, le nostre capacita' saranno travolte e annichilite e ci ritroveremo come vecchi rimbambiti che confondono il sogno e la realta'.
Perche' non potremo fare di meglio, o di piu', e voi non ci capirete, annuirete incerti di fronte ai nostri colori e ai nostri ricordi, e faricherete a collegare i pezzi che compongono il mosaico del nostro viaggio.
Perche' anche noi faticheremo a capire, e quando avremo lasciato questa terra tutto ci sembrera' piu' strano e irreale, e ci vedrete domandarci se e' stato veramente reale.

Isacco

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