Dopo i primi due giorni trascorsi a
Bangalore, ci spostiamo a bordo del nostro pullman guidato dal
sorridente Ashok e facciamo tappa a Mysore. Questa città, che
attualmente conta circa 600.000 abitanti, è stata fino al 1947 la
sede del potere esercitato dalla dinastia dei maharajah Wodeyar.
Durante la mattinata visitiamo il maestoso palazzo del maharajah, uno
fra i più alti esempi di orientalismo in architettura, costruito
agli albori del Novecento da un architetto inglese. Dopo esserci
fatti aprire il famoso terzo occhio della conoscenza al tempio di
Chamundi Devi, ci siamo tirati a lucido per la nostra terza serata
indiana: alcuni di noi hanno finalmente l'occasione perfetta per
sfoggiare gli abiti tradizionali del luogo. Siamo accolti da una
pioggia di petali di rosa nell'atrio del Lalitha Mahl, antico palazzo
principesco ora convertito a ristorante. Ceniamo a bocca aperta (e
come altrimenti?) guardandoci attorno stupiti dall'antico fasto della
dinastia dei maharajah di Mysore, e finiamo la serata all'interno del
bar in stile coloniale sorseggiando Brandy e giocando a biliardo.
Ovviamente, del maharajah neanche l'ombra. Nemmeno quando, durante il
blackout elettrico di fine serata, una voce non ben identificata
esclama al buio “Il mahrajah non ha pagato la bolletta!”
Stefano e Alessia
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