Moltissimi minuti alla partenza e
pochi giorni. Moltissime aspettative, voglia di fare scrivere vivere, e pochi
giorni per riordinare, anzi ordinare le idee. Mi è sembrato uno spreco non
sputare su “carta” le sensazioni (che credo) tutti condividiamo, perché i sogni
che produci e le fondamenta mentali che ognuno di noi, forse in modo diverso ma
in fondo simile, scava e argina sono la base per poter gustare e succhiare fino
in fondo un viaggio come questo.
Partiamo dall’idea del viaggio
stesso. Viaggio. E per viaggio non si intende villaggio vacanze,
discoteca a ibiza o aperitivo in barca in un porto figo della sardegna. Il viaggio,
anzi il Viaggio. L’etimologia rende più l’idea. VIATICUS “cammino”. Ecco il
viaggio è un cammino, un cammino spirituale ed umano, solo se si è capaci di
inglobarlo e così di vederlo. “cammino” significa non visitare ma vivere realtà
sconosciute al nostro vivere quotidiano (nel nostro caso, ma non solo), alle
radici opposte e così stupendamente e sfacciatamente diverse. Camminare per le
vie, sentire sotto i piedi una terra che ha visto persone e storia lontane,
piedi e visi passati di persone comuni e di persone inarrivabili talmente tante volte da poterci riempire il firmamento,
immergersi ed impregnarsi di una società, civiltà tanto diversa da poterci
regalare sensazioni ed esperienze fino a scavare nell’animo e mai dimenticarlo.
Viaggiare e camminare ed arricchirsi, aprire la mente e lasciarvi entrare ogni più
piccolo particolare, ogni esempio di umanità ed ogni paio di occhi, di quei
miliardi di occhi che incroceremo; ed ogni occhio una storia, con una vita
specchiata, e così mille e mille ad incrociarsi saldandosi alle pareti delle
nostre teste e riempirle fino ad aprirci la faccia.
un insegnamento, fondamentalmente. Questo è vivere, avere le palle di uscire nel mondo per avere un peso, un elemento di confronto nella nostra personale storia, per vedere e sentire cose che altrimenti mai potremmo. Certe cose non possono essere sopperite da computer e film o da una sdraio ed un cocktail in mano, certe cose vanno vissute e sentite, in quanto esseri umani. È la nostra necessità naturale.
un insegnamento, fondamentalmente. Questo è vivere, avere le palle di uscire nel mondo per avere un peso, un elemento di confronto nella nostra personale storia, per vedere e sentire cose che altrimenti mai potremmo. Certe cose non possono essere sopperite da computer e film o da una sdraio ed un cocktail in mano, certe cose vanno vissute e sentite, in quanto esseri umani. È la nostra necessità naturale.
Questo è ciò che penso.
E se a queste belle premesse, finora soltanto tali,
aggiungiamo che ciò di cui riempiremo l’animo e il cervello è l’India, beh c’è
da aver quasi paura.
La “culla dell’umanità”, un
paese, un popolo incredibilmente grande e variegato. Paesaggi e sensazioni e
profumi accarezzati solo in foto che si materializzano davanti ai nostri cuori, e la cosa più grande e stupenda è che saranno condivisi. Saremo in una 30ina
tutti condividendo queste idee che sono quasi ideali, questa voglia di camminare
e di Viaggiare. Pensieri da confrontare ed unire e saldare, guidati da Stefano,
una guida che sarà sicuramente fondamentale per concretizzare e succhiare fino
in fondo questo paese; senza contare lo studio della storia asiatica, fondamenta privilegiate per capire,
o almeno tentare di accarezzare l’idea del “capire”, l’insieme di tutto.
Se tutto ciò si concretizzerà, sarà
l’India a dircelo e noi stessi, sopra ogni altra cosa. ma le premesse sono
ottime, come ho potuto (tentato) di constatare, in ognuno di noi. Bon vojage! dunque,
a tutti noi, e a coloro che seguiranno questo diario di bordo.
"Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita" Jack Kerouac
Giancarlo e tutto il gruppo
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